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La soluzione di un caso in discussione negli USA dipende da questa qualifica ("macchina" o "linguaggio"?). E gli hacker inventano una serie di belle trovate.
Nell'autunno del 1999, un giornalista di nome Eric Corley spiegò nel sito di un giornale on line come procurarsi un programmino di poche righe, chiamato DeCSS, che consente la decrittazione dei DVD. La Motion Picture Associatione of America (MPAA) lo ha citato in giudizio, chiedendo a un giudice federale di ordinare a Coley di rimuovere il programma dal suo sito e, successivamente, di eliminare i links a siti nei quali il programma era disponibile.
La questione che è sorta è se il programma sia qualificabile come "machine", assoggettata a regolamentazione governativa, o come "language", protetto dal Primo Emendamento della Costituzione che garantisce la libertà di espressione.
La tattica dei difensori e dei supporters di Coley è stata quella di trattare pubblicamente il programma come forma di espressione linguistica. Il programma è dunque stato stampato su T-shirt, inserito in una canzone folk, recitato in una pièce teatrale, incluso nei titoli di testa di un cortometraggio, inserito in poesie oggetto di un reading pubblico e in diverse altre performance pubbliche.
Per tutta risposta, la MPAA ha citato in giudizio anche il produttore delle T-shirt per illecita violazione di segreti industriali, sostenendo che la maglietta, venduta per 15 $, costituiva uno strumento contraffattorio. La replica degli avvocati di Coley non si è fatta attendere: "Se lo puoi mettere su una T-shirt, o recitarlo in teatro, è una forma di espressione". Il caso sarà deciso a primavera da una Corte d'Appello del Secondo Circuito.
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