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Addio Betty, gentile regina dell'Underground
L'Underground piange Betty, morta sabato 3 aprile nell'incendio dello Sqott a Milano. Betty: così dolce, così creativa, così fondamentale, così pantera, così "nostra".

Sono stato parecchio tempo a pensare se definire "regina" una componente sincera dell'Underground non fosse in un certo senso fuori luogo. La regina è una figura che ha a che fare col potere, con lo sfarzo, è una posizione di supremazia. Tutte cose che con Lei non ci sono mai c'entrate. Eppure mi sono accorto che per me, e non solo per me, anche prima, molto prima, di questa tragedia, Betty è sempre stata una regina. Una regina gentile. E volevo dunque dire due parole, per ricordare una persona importante per questa città. Una persona che ha fatto molto per rendere questo posto meno brutto. Una sorella che verrà probabilmente ricordata solo dalla sua comunità, e non dalla sua Milano, che dove è morta costruirà a breve un altro tempio/bocconi/giovanimanager/albertinistyle.
Voglio dire due parole perché forse chi è più giovane non ha conosciuto bene il suo lungo percorso. Perché non mi bastano le tre righe di circostanza sulla Repubblica pagina milanese. E perché credo che ricordare serva, per stare meno male e per cercare di crescere.
La premessa è che gli attivisti dell'Underground, siccome fanno politica col corpo, e non con le chiacchiere come i politici, sono non-raccontabili in dettaglio, perché sarebbe troppo complesso. Possono essere solo tratteggiati. E così farò. E spero che altri facciano lo stesso.

Ho conosciuto Betty quasi 25 anni fa e devo dire che alcune sue costanti non le ha mai perse: sempre di notte, sempre in movimento, sempre autonoma, sempre musicale/alternativa, sempre videocamera, sempre pantera e, perché no, sempre "maestra".

Sempre di notte: Mi sto chiedendo se qualcuno, a parte i suoi bambini/scolari, ha mai visto regolamente la Betty di giorno. Io credo che mi sia successo 2-3 volte su un totale che supera sicuramente il migliaio. Associo la Betty allo stare svegli, alla sensazione che hai quando, superata la fase critica del sonno, potresti star su per una settimana, con le mascelle che ti tirano, con gli occhi sbarrati. In queste condizioni giravi per la festa o il concerto e dal nulla ti compariva la Betty, posata e tranquilla come al solito, come se niente fosse. (Betty come fai domani mattina a andare a insegnare?) Credo che un po' tutti siamo crollati nella sua macchina, o sul pavimento di casa alle 6 di mattina davanti all'ennesimo video, o in qualche angolo melmoso mentre lei suonava.

Sempre in movimento: Betty non è mai stata ferma, in nessun senso. E' stata una delle prime tra di noi - allora punx, 1980 circa - ad avere la macchina, un'auto piccola che è diventata presto una specie di autobus della scena sempre stipata di gente creste & capelli colorati a zonzo di notte, ovunque. E poi, tra i tanti mezzi, il vespino, e poi la moto custom, e poi la 127 "car bomb", e poi in giro col furgone. Quando alla metà degli anni Ottanta, da punx eravamo diventati tipo neo-hippy, è esplosa in Inghilterra la controcultura dei traveller, Betty ne ha colto al volo l'importanza e se ne è identificata. Tornata dall'ennesimo viaggio in Inghilterra ci ha parlato di quella scoperta, dei free festival, di quei personaggi mai visti prima ma che ci confermavano che le intuizioni sul "viaggiare" erano vere. E scrisse un bellissimo articolo per Decoder n. 3 su quella scena vista dal suo interno, su gente che viaggiava per eventi musicali alternativi. Quel suo andare in giro da allora non si è mai più fermato, e Betty ha viaggiato davvero molto. Con il corpo e con le esperienze. Da allora credo si sia persa ben pochi festival, o eventi, o rave. E spesso da protagonista, organizzandoli o suonandoci. E stiamo parlando di almeno 15 anni on the road.

Sempre autonoma: è stata una delle prime punx (o creature simili) ad andare a vivere fuori dalla famiglia, da SOLA. Non voglio fare l'apologia della "single", ma vorrei spiegare che all'inizio degli anni Ottanta la tendenza, per chi aveva il coraggio di uscire dalla famiglia, era di andare a vivere in case comunitarie, occupate o meno. Betty nella sua scelta fu un po' un caso unico. E, a parte che la casa divenne una specie di caldo e ordinato tempietto della controcultura, mi è sempre stato chiaro che quella di Betty fu una scelta di totale autonomia rispetto rispetto a qualsiasi tipo di "famigliarizzazione". Considerando che la sua dimensione collettiva la viveva radicalmente da altre parti, credo che la sua sia stata una scelta non individualistica, ma molto antiborghese e coraggiosa, considerando che per le donne è sempre complicato vivere sole, soprattutto se donne libere!

Sempre musicale: l'abbiamo vista passare dal punk, al post-punk, al positive punk, tornare al rock'n'roll, entrare nella neopsichedelia, per uscire nell'hardcore techno. E ha sempre interpretato tutto in senso "alternativo". Credo fossero anni che non metteva più piede in un locale commerciale. Più o meno sempre occupante. Ma laica e avanzata. Cosa significa? Niente a che vedere con le ideologie retrò militanti. Spazi come TAZ.

Sempre videocamera: la prima ad avere la vhs modello valvolare 25 anni fa. L'ha sempre usata anche in luoghi e situazioni inaccessibili ai comuni videomaker. Il suo archivio deve essere salvaguardato. A ogni costo. Ma qui vorrei affettuosamente ricordare, perché mi ha sempre colpito e mi è rimasta appiccicata alla memoria, la sua postura nel tenere la camera: leggiadra, piegata all'indietro, il ginocchio un po' flesso in alto e un piede di punta, e sempre con una specie di sorrisino. Femminilissima. La vista decine di volta messa così, ma ho una sua immagine scolpita durante uno dei rave più belli, il migliore secondo me, a Milano. E' stato 5-6 anni fa, durò una settimana , a cavallo di Capodanno, in alcuni hangar di Linate. Sono arrivato lì di mattina intorno alle 9, faceva un freddo cane e c'era il fango e la nebbia. Sapevo che la Betty si era installata lì in una stanzetta, ma pensavo che dormisse perché aveva suonato fino a tardi. Dalla nebbiolina a un certo punto ho visto spuntate la sua sagoma nella posizione di cui sopra, con la telecamera in mano e in completo da motociclista in pelle chiara. Ai suoi piedi due pitbull che abbaiavano ferocemente. E lei col sorrisino e l'occhio appoggiato al mirino. Sembrava che fosse lei dentro a un film.

Sempre pantera: un po' Cher e un po' Tina Turner dei tempi d'oro, coi suoi riccioloni, i suoi pizzi e la sua pelle da biker. Con la sua forza e la sua dignità. Attenti alle zampate!

Sempre "maestra": a chi non ha mai comunicato il suo amore per i suoi bambini, talvolta "difficili"? Betty amava insegnare anche in situazioni pesanti, come spesso raccontava. E credo che i primi a non dimenticarla saranno proprio i suoi piccoli.

Betty non era una "politica", ma ha sempre fatto politica anche se il suo atteggiamento non è mai stato ideologico. L'ha fatto con molto stile. Per questo tutti le hanno voluto bene. Per questo la ricorderanno come una specie di regina: è stata leggera e autorevole, è stata coerente e solare. E' stata la "nostra" Betty.

La foto a lato è mia scattata nel 1985
Gomma05-04-2004
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