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Creatività e barricate in tribunale
Intervista con Leonard Weinglass

   

di Syd MigX
tratto da
Decoder #11

   
    Sono in automobile, insieme a Syd MigX, verso l'aeroporto della Malpensa, per accompagnare alla partenza Leonard Weinglass, avvocato di Mumia Abu-Jamal. Abbiamo passato insieme qualche giorno, per un "tour" di sostegno a Mumia - ingiustamente incarcerato e condannato a morte - organizzando affollate assemblee a Milano, Roma e Bologna, con il supporto dei compagni e della fratellanza dell'underground e del movimento italiano. In tutto siamo riusciti a mobilitare circa duemila persone e raccolto parecchi fondi che finiranno nelle casse del comitato mondiale che ha impedito, almeno finora, l'infame azione del boia.

Siamo tutti abbastanza rilassati, io, Syd e gli altri alla ShaKe, perché la fatica organizzativa volge ormai al termine, mentre Leonard è soddisfatto della partecipazione numerica, dei contatti politici e del calore umano di questi giorni. Tra qualche ora a New York, durante un'assemblea pubblica, Leonard affermerà che quella italiana è la scena non americana più vicina alla "questione Jamal".

D'altra parte questi sono stati giorni di forti emozioni, non solo per le tematiche toccate, ma perché Weinglass è uno dei più importanti avvocati della storia del movimento americano, e ha difeso fratelli e sorelle sin dagli anni Sessanta. Dal giorno del suo arrivo abbiamo cercato di farci raccontare più cose possibili su quei personaggi della controstoria degli Usa che hanno infiammato la nostra immaginazione e dei quali abbiamo avuto solamente notizie scarse e per di più "mediate" dai pochi libri o riviste reperibili in Italia: Abbie Hoffman, Allen Ginsberg, John Sinclair, Bobby Seale delle Pantere Nere, rivoluzionari chicanos, fratelli e sorelle come Angela Davis o Mumia.

Cerchiamo di non perdere l'ultima occasione che abbiamo per fissare su qualsiasi supporto il nostro incontro e accendiamo il registratore in macchina, convinti che ciò che Weinglass racconterà è controinformazione... e non si tratta di passatismo o di crearsi dei miti dal passato. Da qualche tempo il movimento italiano è bombardato di processi assolutamente pretestuosi, azioni di repressione politica che vengono presentate sotto altre spoglie: non potendo creare "serie imputazioni politiche" si inventano teoremi - come quello contro un gruppo di anarchici accusati di reati associativi gravissimi - oppure si sommergono di piccoli processi i militanti del Leoncavallo, facendo pagar loro il conto del "centro sociale simbolo" e facendo seriamente rischiare a qualcuno il carcere, oppure ancora si mobilita la Guardia di Finanza per colpire "politicamente" - la ShaKe stessa è stata imputata in questo periodo in un ridicolo processo per "evasione fiscale" - infine, come ultima trovata, si colpiscono le autoproduzioni attraverso l'applicazione in maniera fortemente discutibile di una rigorosissima legge penale (da 3 mesi a 3 anni di carcere), con sequestri di centinaia di dischi e cd, per mancanza di bollino Siae.

Allora l'esperienza ormai trentennale di Leonard Weinglass può essere utile per decodificare anche ciò che sta succedendo qui da noi, per reagire con la necessaria intelligenza a una situazione che mira al restringimento delle libertà d'azione politica, culturale ed esistenziale.

Per facilitare la comprensione di qualche passaggio storico abbiamo provveduto ad aggiungere dei box esplicativi di alcuni personaggi e gruppi americani.

Potremmo cominciare con Chicago nel 1969, cercando di capire come hai creato la strategia di questo che è diventato una specie di simbolo del processo politico...

Era uno dei casi dove il governo tentava di criminalizzare l'attività politica, quindi le imputazioni venivano determinate usando la legge penale, ma le motivazioni erano politiche. La strategia che adottammo fu quella di non rispondere di queste accuse come fossero casi criminali, ma politici. Decidemmo che al processo avremmo messo quell'attività politica in primo piano e fatto in maniera che gli imputati venissero giudicati col metro della politica, e non secondo le pretese attività criminali imputate a loro carico dal governo; la cosa rappresentava una certa rottura dalle strategie tradizionali; ebbe successo a Chicago ed ebbe successo anche in tutta una serie di processi successivi, perché quando la difesa si rifiutò di accettare la criminalizzazione delle proprie attività e invece lottò politicamente, le giurie - si trattava sempre di processi con la giuria - si schierarono a favore di quel che stava dietro a quelle attività, e in larga misura si trovarono d'accordo con la difesa... politicamente.

L'amministrazione Nixon ha tentato durante il processo di Chicago di giudicare quattro tendenze del movimento. La prima, con Bobby Seale, presidente delle Pantere Nere; la seconda con Abbie Hoffman e Jerry Rubin, leader degli yippy; la terza, rappresentata da Tom Hayden e Rennie Davis, dei movimentisti contro la guerra dell'Sds; l'ultima erano due giovani professori, John Froines e Lee Weiner, che erano indicati come "intellettuali ispiratori" degli altri. Il processo è durato cinque mesi e mezzo, con 400 campioni di prova, 150 testimoni, migliaia di ore di filmati.

Le tattiche che abbiamo usato hanno rispecchiato queste quattro tendenze. Ovviamente le più note e con più risalto sui media sono state quelle degli yippy e del movimento contro la guerra; i testimoni che vennero chiamati a deporre dalla difesa, parlarono della politica degli imputati e a loro volta introdussero nuove tattiche, come... abbiamo fatto cantare in aula dei cantanti, come Phil Ochs, Judy Collins, Pete Seeger, e fatto recitare poeti, come Allen Ginsberg o Ed Sanders, e persone che spiegavano la controcultura, come Timothy Leary. Invece di nascondere la politica, l'abbiamo messa in primo piano e siamo stati molto aggressivi con quel tipo di tematica... Jerry e Abbie sono venuti la prima volta in tribunale vestiti da giudice. Abbie si lesse tutto il codice, ma non trovò nulla che dicesse come un imputato dovesse vestirsi a un processo, quindi mise la toga. Quando entrò la giuria, iniziò uno spogliarello abbassandosi piano piano la cerniera della toga, finché questa non gli scivolò dalle spalle e cadde a terra... non sapevamo cosa sarebbe successo poi, ma sotto la toga aveva l'uniforme da poliziotto...

Il nostro ruolo era quello di togliere l'alone di autorità che circonda il giudice, ridicolizzare il processo. Da lì abbiamo preso la forza per chiudere il processo con successo.

Comunque la prima cosa da mettere in chiaro è che l'avvocato rispecchia sempre la forza del movimento che è chiamato a difendere, e io sono estremamente orgoglioso di essere stato una parte di quella strategia creata dal movimento, quando era forte.

Ma quello che avete fatto è permesso da articoli del codice, o è stato invece qualcosa che vi siete inventati al momento? Voglio dire, è permesso portare un cantante che canta una canzone come testimonianza in un tribunale americano?

Be', questo solleva un problema interessante. All'inizio abbiamo avuto bisogno di essere un po' creativi, legalmente, per poter dibattere col giudice sulla necessità da parte nostra di far ammettere questo tipo di testimonianze come prove, a causa della natura del caso. Il governo li aveva accusati di reati che necessitano di un "intento mentale", così abbiamo risposto "mentalmente", e rispondendo alla questione dell'"intenzione mentale", siamo stati in grado di mostrare quale fosse quel pensiero; quindi il pensiero e il processo mentale sono divenuti prove, e le abbiamo introdotte. Ora, abbiamo usato anche molte altre tecniche che il tribunale non accettò, o con le quali non si trovò d'accordo, e questo produsse una sentenza a quattro anni per il mio collega Bill Kunstler, e a una di due anni, venti mesi di prigione, per me, tutto a causa delle divergenze che abbiamo avuto col giudice; quindi si trattò di una combinazione di cose: c'era un'apertura, legalmente, e la situazione era creativa... poi quando il giudice tentò di chiudere la questione o d'interferire, si verificarono litigi con la corte che finirono con delle condanne per gli avvocati.