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Fondamentalismo islamico in Somalia
FONDAMENTALISMO ISLAMICO IN SOMALIA: SUA NATURA E IMPLICAZIONI di Medhane Tadesse (Assistant Professor di Storia ed esperto dei conflitti nel Corno d’Africa)

[Tradurre e proporre all’attenzione non significa condividere: il pezzo ci sembra utile per le informazioni che dà. Punto. Decoder].

Il fondamentalismo islamico in Somalia non può essere pienamente compreso senza far riferimento ai raggruppamenti del terrorismo islamico internazionale e al disordine politico somalo. Dopo la caduta del clan di Siad Barre, l’estremismo emerse in Somalia indebolendo enormemente il nazionalismo pan somalo. In modo esplicito, gli islamiti iniziarono a sostenere che l’unica alternativa al clientelismo dei clan e al fallimento del nazionalismo somalo era l’Islamismo. Il fondamentalismo è stato perciò utilizzato come un fattore (ideologico) unificante e alternativo da parte del movimento fondamentalista somalo. La mancanza di un ordine politico interno predispose un suolo fertile su cui poté emergere e svilupparsi il fondamentalismo Islamico quale nuovo corso politico somalo, e divenne, inoltre, veicolo per il libero dispiegarsi delle forze estremistiche e terroristiche.

L’assenza di un governo responsabile, di apparati amministrativi, di una politica organizzata e di forze economiche governative o private si rivelò come un male che finì con l’avvantaggiare i fondamentalisti, riempì il vuoto esistente e conferì a essi un vantaggio rispetto alle altre forze in campo, del tutto prive di una qualsiasi ideologia. La forza degli estremisti derivava dal loro essere organizzati, dagli aiuti finanziari esterni e dalla spinta ideologica dell’Islam radicale; ciò che consentì di andar oltre la semplice organizzazione di clan o il nazionalismo somalo. Sebbene in Somalia, tradizionalmente, la lealtà di clan sia più importante di qualunque lealtà religiosa, guerra, disperazione, il forte desiderio di pace e ordine, così come la povertà diffusa, sembrano aver spinto i giovani ad abbracciare la causa fondamentalista. E’ questa la ragione per cui in Somalia i fondamentalisti puntano soprattutto sui giovani per le attività terroristiche. Indubbiamente, l’Islam predica la pace e l’armonia, ma l’estremismo islamico somalo tende ad utilizzare il messaggio politico islamico come un’arma politica per eliminare i nemici e le forze pacifiste dell’area. In effetti, temo che gli estremisti islamici stiano cercando di distruggere la tolleranza e l’armonia da tempo esistenti tra muslim e cristiani nel Corno d’Africa.

Come in molte altre parti del mondo, gli islamiti somali distinguono nettamente se stessi dall’idea tradizionale dell’Islam. Pensano che essa e i suoi leader tradizionali (con la loro subordinazione religiosa) non siano riusciti a mantenere il significato essenziale dell’Islam nel mondo e nella società contemporanea. Perciò, per molti aspetti, gli islamiti rappresentano un movimento profondamente innovativo, che convive con la moderna tecnologia e l’educazione secolare. E’ questa in parte la ragione per cui la maggioranza degli islamiti contemporanei proviene non dai tradizionali centri dell’insegnamento islamico (moschee) ma dalle università laiche e scientifiche o dai centri di formazione tecnica. Lo stesso avviene in Somalia.

Tuttavia, poiché non sono in grado di eliminare l’influenza dei tradizionali leader islamici e di clan, l’estremismo islamico somalo utilizza il denaro per corrompere molti di loro e promuovere il loro operato. Così, anarchia politica e povertà stanno spingendo i leader di clan somali e il religiosi islamici ad abbracciare la causa fondamentalista. Pressoché ogni moschea somala è guidata da ulama corrotti o convinti dalle forze estremistiche. Le nuove scuole islamiche rette da giovani e moderni islamiti sono state aperte in ogni angolo di Mogadiscio, Chisimaio, Bosasso e Hargeysa. Un fondo monetario di rotazione controllato dai fondamentalisti è stato impiegato per addestrare e qualificare circa 4.000 nuovi giovani disoccupati reclutati in un mese. L’insegnamento non è solamente religioso. Buona parte d’esso ruota attorno alla critica dell’influenza secolare, individualistica, edonistica e lassista della cultura occidentale cristiana. In altri termini, la formazione su larga scala esprime fini religiosi, ma i suoi metodi sono profondamente politici. Chiaramente, come in buona parte del mondo, gli islamiti somali stanno perseguendo un nuovo, ideologico e non tradizionale approccio all’Islam. Qualificano il loro movimento come ideologico, non religioso; l’obiettivo è lo stato, non il clero; indicano come obiettivo finale una repubblica islamica. Tutte le forze fondamentaliste islamiche somale condividono lo stesso obiettivo, sebbene i loro approcci differiscano.

Un esame dettagliato del movimento fondamentalista somalo mostra chiaramente come vi siano ben sei differenti partiti islamici estremistici (mujahidin). Di questi, AL-it ixaad (itihad al-islamia), al-islaax (ai-islah) e al-wahda sono i più importanti. Operano separatamente e congiuntamente attraverso un articolato fronte unitario raccolto nella Suprema Lega Somalo-Islamica. Sono principalmente uniti per mezzo delle loro interconnessioni internazionali e reti finanziarie. Beneficiano collettivamente non solo di donazioni finanziarie raccolte sotto forma di Zeka dai miliardari arabi e principi, giacché anche la circolazione monetaria dei loro profitti all’interno della Somalia è connessa alle borse valori del golfo. La rete internazionale non si limita all’aspetto finanziario. Militarmente, essi sono sostenuti dalle forze dei Mujahidin del Medioriente e da paesi quali la Turchia, l’Iran, l’Afganistan e il Pakistan. Allorché, in diverse occasioni, i gruppi terroristici meglio organizzati e più pericolosi attaccarono l’Etiopia, nei loro ranghi vi era più di una dozzina di Arabi afgani. Anche ora, giovani Arabi e fanatici pakistani sono nel TNG (Governo di transizione) che controlla parte di Mogadiscio in nome degli affari.
I colonelli Abdirahman Baadiya e Ibrahim Awes, entrambi leader di Al-itihad Al-islamiya, sono a capo della sicurezza in Somalia e costituiscono il principale legame con le forze islamiche esterne, incluso Bin Laden.

Lo sviluppo del fondamentalismo islamico in Somalia è veramente inquietante per molte ragioni. Da un lato, si sta consolidando in una situazione di anarchia politica, non coglibile a prima vista dall’esterno. Inoltre, a differenza dei Talebani o dell’Iran dell’Ayattollah Komeni, non è possibile una trattativa con esso, né è possibile neutralizzarlo attraverso la diplomazia o relazioni bilaterali. Peggio ancora, gli islamiti in Somalia controllano pressoché l’intera vita economica e ogni struttura politica. Ogni affare strategico e lucrativo è controllato da un fondo monetario di rotazione delle forze islamiche. Tutte le agenzie che operano trasferimenti monetari (quali El-Barakat, Dahabshi', Al-Mustaq bal), nei settori delle telecomunicazioni, dell’import-export, delle derrate alimentari e dei materiali da costruzione sono nelle mani delle forze dell’estremismo islamico. Chiaramente, i fondamentalisti stanno lentamente ma fermamente controllando la Somalia. Il metodo è molto efficace, poiché segue un approccio dal basso verso l’alto, un processo di formazione statale dalle molteplici facce, mai visto sinora in altre parti del mondo.

A differenza dell’Iran, dell’Afganistan o del Sudan, in cui gli islamiti presero il potere o per mezzo di un colpo di stato o a seguito di un’insurrezione armata, in Somalia, gli islamiti stanno usando la gente comune e combinando lotta ideologica, affari, espansionismo militare, secondo un tipico processo di formazione statale già applicato in passato per dar vita agli stati moderni. Se il processo raggiungerà il suo stadio finale, l’entità politica realizzata sarà rigidamente controllata, temibile e darà del filo da torcere a tutti.

Inoltre, le forze islamite (o mujahidins) in Somalia detengono una loro milizia, loro campi di addestramento internazionali, incluse le cosìdette Islamic courts. L’intera sicurezza a Mogadiscio e a Chisimaio è controllata dalla Al-itihad Al-islamiya. Questa organizzazione terroristica, che ha tentato di destabilizzare l’Etiopia e il Kenya, è la struttura portante del TNG (Governo di transizione) recentemente creato a Mogadiscio. Il TNG non ha un proprio esercito e dipende dalla macchina militare della Al-itihad; allo stesso tempo, gli islamiti traggono sostegno alla loro causa sfruttando i riconoscimenti internazionali del TNG.

Le recenti dimostrazioni pro-Bin Laden a Mogadiscio mostrano chiaramente due fatti importanti. In primo luogo, che l’accusa (avanzata principalmente dall’Etiopia) che il TNG è retto da fondamentalisti somali è effettivamente fondata e vera. In secondo luogo, che lo stesso TNG non esercita alcun controllo nemmeno a Mogadiscio, non ha propri sostenitori ed è privo di qualunque influenza anche nei pressi del Romedan hotel, suo quartier generale. Il modo in cui la dimostrazione pro-Bin Laden è stata organizzata, a fronte dell’opposizione di alcuni ministri del TNG, è una palese testimonianza del fatto che il TNG appoggiato dalle UN dipende dal sostegno degli islamiti. Paradossalmente, questa forza estremistica fu creata ed è stata sostenuta dalle UN. Che la sola e principale dimostrazione pro-Bin Laden nel mondo sia stata organizzata a Magadiscio mostra anche un altro fatto. I fondamentalisti islamici somali, in primo luogo Al-itihad, non sono nemici solo dell’Etiopia e dei paesi vicini, ma anche contrari al mondo laico e civilizzato, quindi anti-americani nel loro orientamento. Quando è stato il momento di far fronte ai terroristi islamici somali, l’Etiopia fu l’unico paese della regione che conseguì ripetutamente successi militari nella regione contro l’Al-itihad. E’ deplorevole il fatto che nessun paese abbia sostenuto materialmente, politicamente o moralmente lo sforzo dell’Etiopia di imbrigliare le organizzazioni del terrorismo islamico nel Corno d’Africa. Certo, l’Etiopia ha combattuto l’Al-itihad poiché essa costituiva una minaccia alla propria sicurezza. Fortunatamente, l’Etiopia comandava un forte e temibile esercito che inflisse un duro colpo alle organizzazioni terroristiche islamiche della regione. L’unico governo della regione (l’Eritrea) che sosteneva un gruppo terroristico islamico (Al-itihad) al fine di destabilizzare l’Etiopia non sfuggì alla potenza militare di quest’ultima. Ma il mondo osservò da lontano lo sforzo etiope, come se riguardasse solo l’Etiopia.

Ora, il mondo, e in particolare gli Usa, sono impegnati in una lotta contro il terrorismo internazionale. Ebbene, il terrorismo islamico somalo non è meno pericoloso dei Talebani o di Bin Laden; esso ha l’intenzione e la capacità di destabilizzare sia la regione, sia l’ordine internazionale nel suo insieme. Qualcosa può essere fatto per controllare il terrorismo somalo (il quale ora controlla parte dell’area di Mogadiscio sotto il controllo del TNG, Chisimaio e, di recente, è impegnato nel tentativo di destabilizzare la città portuale di Bosaso, nel Puntland) prima che esso giunga a controllare l’intera Somalia, avvi la destabilizzazione dei paesi vicini, sviluppi la capacità di attaccare gli interessi del mondo civilizzato nel suo insieme. Allo stesso tempo, il mondo dovrebbe sostenere un approccio realistico per la pace e la riconciliazione in Somalia, in modo che il paese cessi di essere un porto sicuro per i gruppi terroristici internazionali. L’Etiopia ha dimostrato di possedere la capacità politica, organizzativa, militare per far fronte ai gruppi del fondamentalismo islamico e chi li sostiene nella regione. Ma il mondo deve prestare la dovuta attenzione al riguardo, in quanto si tratta della medesima campagna contro il terrorismo internazionale. A questo proposito, un approccio molteplice (politico, economico e diplomatico) può esercitare un ruolo importante. Pesanti bombardamenti aerei o la totale messa al bando della Somalia non rappresentano la soluzione. Il sostegno dovrebbe essere dato alle realistiche iniziative di pace nella regione, che furono soffocate dalle UN (…).

Perciò, il modo migliore per portare la pace e fronteggiare il terrorismo islamico in Somalia consiste nel correggere gli errori commessi dall’Arta Process, accelerando il processo per una soluzione democratica dei problemi somali, e permettere alle diverse forze laiche somale, rappresentanti delle diverse amministrazioni, di prender parte ad una riconciliazione che poggi su ampie basi. Ma tale iniziativa dovrebbe essere integrata da un concertato supporto economico, politico e diplomatico internazionale. Inoltre, allo scopo sarà necessario il rafforzamento sul posto dei meccanismi sperimentati con successo dai paesi dell’area nella loro lotta contro i gruppi terroristici somali.

(tr. it. di A.Z.)

Adelino01-12-2001
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