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Otto poliziotti sono rimasti uccisi e altri undici gravemente feriti in un attentato-suicida compiuto lunedì 17 settembre contro una base della polizia indiana a Handwara nel Kashmir, la regione più settentrionale dell'India.
Il gruppo islamista radicale pakistano Lashkar-i-Taiba (il Campo della Giustizia) ha rivendicato l'attentato.
Le rivendicazioni territoriali sul Kashmir che venne diviso tra l'India e il Pakistan rimane la principale causa di conflitto tra New Delhi e Islamabad ed è stata in passato la causa di due delle tre guerre (quella del 1947-1948 e quella del 1965) che hanno opposto i due paesi.
La regione vive una situazione insurrezionale condotta con i metodi della guerriglia classica e quelli del terrorismo urbano applicati da separatisti islamici fiancheggiati dai consiglieri pakistani dell'InterService Intelligence (l'ISI, l'istituzione che ha "creato" e imposto con l'aiuto degli Stati Uniti il regime taliban in Afghanistan) e appoggiati da veterani mudjahiddin afghani (cioè che hanno combattuto in Afghanistan) ma che più spesso sono "mercenari ideologici" non originari di quel paese ma giordani, egiziani, sauditi, algerini e pare perfino bosniaci, etc.
Questa situazione prosegue dal 1989 e ha già provocato oltre 35.000 vittime.
Sabato 15 settembre gravi incidenti erano inoltre scoppiati in una provincia meridionale dell'India, maggioritariamente islamica; nel corso di una manifestazione organizzata dai fondamentalisti e ultra-nazionalisti hindu del Bharatiya Janata Party (il BJP del primo ministro Atal Bihari Vajpayee al potere in India dalla primavera del 1996) per protestare contro il Pakistan e il regime dei taliban.
Bilancio: 2 morti e decine di feriti.
Se quest'ultimo episodio può essere inscritto in una demarche attendibile in quella parte del mondo, l'episodio del Kashmir sembra invece ricollegarsi ad un più vasto progetto transnazionale di Jihad e a mio parere costituisce il terzo tassello che voglio proporre a chi legge.
Nel momento in cui stiamo scrivendo potrebbe accadere che le forti pressioni esercitate dagli Stati Uniti sul Pakistan spingano quest'ultimo paese a gettare acqua sul fuoco per spegnere questo focolaio che per di più è interno, ma non è certo.
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