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Jihad versus McWorld - Parte Prima. Afghanistan
Lo scorso 9 settembre (circa 30 ore prima della strage alle Twin Towers di New York) il carismatico leader dell'opposizione afghana ai taliban Ahmed Shah Massud, è rimasto vittima di un attentato-suicida a Kwaja Bahauddin, nella parte settentrionale dell'Afghanistan, non lontano dal confine tagiko.
Questo tipo di operazione cioè l'attentato-suicida, frequente nel mondo arabo, non era mai stata impiegata in passato (cioè in 22 anni di guerra) sul territorio afghano.
L'operazione è stata minuziosamente curata fin nei particolari.
I due autori, che secondo Igor Sattarov, portavoce del Ministero degli Esteri del Tagikistan sono stati identificati come Kassim Bocouli (28 anni) e Karim Souzani (34) originari del Marocco, ma da tempo residenti in Belgio, da diversi giorni circolavano liberamente nella regione controllata dall'opposizione nell'attesa di ottenere un intervista da Massud, per conto dell'Arab News International, una televisione araba con sede a Londra.
I due uomini avevano passaporti belgi con visti pakistani valevoli un anno, rilasciati dall'ambasciata pakistana di Londra; il visto afghano era stato concesso loro dall'ambasciata taliban di Islamabad.
Entrati in Afghanistan il 28 luglio, avevano trascorso diversi giorni a Kabul dopodiché avevano attraversato la linea del fronte (a circa 50 km a nord dalla Nel primo, il proselitismo del radicalismo islamico miete un successo sempre maggiore tra la popolazione rurale, soprattutto nella vallata del Fergana e si può dire sia culminato il 16 febbraio 1999 quando sei autobomba sono esplose a Tashkent; di queste quattro si trovavano sul percorso del corteo di macchine del Presidente uzbeko Islam Karimov.
Bilancio 15 morti e 150 feriti.
Il secondo è già stato teatro di una sanguinosa guerra civile (dal giugno 1992 al gennaio 1993, che altrove ho descritto come "afghanizzazione del Tagikistan") che ha opposto i diversi clan del paese sotto brand diversi: da un lato i post-comunisti dall'altro gli islamisti radicali del Partito della Rinascita Islamica (PRI).
Trattative complesse avevano portato a un governo di riconciliazione nazionale anche grazie all'intervento di Massud.
La morte di quest'ultimo doveva pertanto rappresentare la prima tappa di una nuova offensiva più generale e in buona sostanza questo assassinio politico era l'obiettivo ultimo degli attentatori, perché Massud rappresentava l'ostacolo alla realizzazione di questo progetto complessivo e nel contempo un punto di non ritorno: Ahmed il figlio tredicenne di Massud, non può raccoglierne l'eredità (anche se a Bozarak durante le esequie del padre ha dichiarato: "Voglio seguire le orme di mio padre e conquistare l'independenza del mio paese"); da parte sua il successore militare di Massud, il generale Mukhammad Fakhim, non dispone né del carisma dello scomparso, né della capacità di mobilitare i comandanti e la popolazione locale e questo accade proprio nel momento in cui la situazione afghana rischia di conoscere importanti e inattesi sviluppi.
Per ciò che riguarda l'anziano re Zahir, che vive da decenni in esilio a Roma, sembra da tempo fuorigioco, ma potrebbe essere tirato di nuovo in ballo in uno scenario di gestione post-bellica dietro la parola d'ordine della "riappacificazione nazionale".capitale afghana) e raggiunto la regione controllata dalle forze fedeli a Massud, al quale avevano fatto pervenire una lettera di raccomandazione dell'Islamic Observation Center di Londra.
L'intervista era stata rimandata diverse volte, anche perché fin dai primi giorni di settembre si erano riaccesi violenti combattimenti sulla linea del fronte e alcuni osservatori riferivano di avere notato i cacciabombardieri dei taliban che decollavano con regolarità da Kabul verso il nord.
Giunto il momento dell'incontro, pochi secondi dopo l'inizio dell'intervista la telecamera è esplosa, uccidendo sul colpo i due attentatori, Azim Soheil il responsabile dell'ufficio stampa dell'opposizione e ferendo gravemente il Leone del Panshir che di lì a poco sarebbe deceduto.
Appare con tutta evidenza che l'eliminazione di Massud (47 anni) e della sua fama leggendaria, il prestigio di colui che aveva impegnato soverchianti forze sovietiche e inflitto perdite ingenti all'Armata Rossa nel periodo dell'occupazione sovietica (1979-1989), colui che si era rifiutato di bombardare Kabul per non causare vittime tra i civili nel corso del conflitto inter-afghano (1990-1996), colui che esprimeva una visione laica dell'islam e un nazionalismo su base interetnica e che era infine riuscito ad opporsi fieramente ai taliban (1996-2001), coagulando addirittura attorno a sé il sostegno (economico e militare) dei nemici di un tempo, cioè della Russia di Putin; ebbene la scomparsa di costui rappresenta un punto di svolta.
L'annuncio della sua morte è stato dato solo il venerdì successivo (14 settembre), per timore che l'Allenza del Nord si frantumasse e i suoi mudjahiddins si sbandassero, lasciando così campo libero all'egemonia totale dei taliban sull'Afghanistan intero e su quel rimanente 10% di territorio ancora controllato dagli uomini di Massud.
Da quella posizione sarebbe stato poi possibile rilanciare la Jihad verso i paesi confinanti cioè l'Uzbekistan e il Tagikistan.
Nel primo, il proselitismo del radicalismo islamico miete un successo sempre maggiore tra la popolazione rurale, soprattutto nella vallata del Fergana e si può dire sia culminato il 16 febbraio 1999 quando sei autobomba sono esplose a Tashkent; di queste quattro si trovavano sul percorso del corteo di macchine del Presidente uzbeko Islam Karimov.
Bilancio 15 morti e 150 feriti.
Il secondo è già stato teatro di una sanguinosa guerra civile (dal giugno 1992 al gennaio 1993, che altrove ho descritto come "afghanizzazione del Tagikistan") che ha opposto i diversi clan del paese sotto brand diversi: da un lato i post-comunisti dall'altro gli islamisti radicali del Partito della Rinascita Islamica (PRI).
Trattative complesse avevano portato a un governo di riconciliazione nazionale anche grazie all'intervento di Massud.
La morte di quest'ultimo doveva pertanto rappresentare la prima tappa di una nuova offensiva più generale e in buona sostanza questo assassinio politico era l'obiettivo ultimo degli attentatori, perché Massud rappresentava l'ostacolo alla realizzazione di questo progetto complessivo e nel contempo un punto di non ritorno: Ahmed il figlio tredicenne di Massud, non può raccoglierne l'eredità (anche se a Bozarak durante le esequie del padre ha dichiarato: "Voglio seguire le orme di mio padre e conquistare l'independenza del mio paese"); da parte sua il successore militare di Massud, il generale Mukhammad Fakhim, non dispone né del carisma dello scomparso, né della capacità di mobilitare i comandanti e la popolazione locale e questo accade proprio nel momento in cui la situazione afghana rischia di conoscere importanti e inattesi sviluppi.
Per ciò che riguarda l'anziano re Zahir, che vive da decenni in esilio a Roma, sembra da tempo fuorigioco, ma potrebbe essere tirato di nuovo in ballo in uno scenario di gestione post-bellica dietro la parola d'ordine della "riappacificazione nazionale".
Per il momento la scomparsa di Massud sembra rappresentare il tassello di un gioco più vasto e internazionale nel quale sono compresi anche il Kashmir, la Cecenia e con una discreta possibilità gli eventi newyorkesi.
Un primo effetto di questo assassinio è stato l'incontro dato per imminente a Dushanbe (la capitale del Tagikistan ex-sovietico) di "paesi amici" dell'opposizione che era di Massud, che riunirebbe Russia, Uzbekistan, Tagikistan, Iran e India; basta uno sguardo a una carta geografica per intuire l'isolamento dell'asse taliban-Pakistan definitivamente destrutturato dall'entrata in scena degli Stati Uniti.
Una curiosità, un giornalista russo sostiene che nel preciso momento in cui la prima delle due Twin Towers crollava, Vladimir Putin fosse in contatto telefonico con il presidente tagiko Imomali Rakhmanov?forse c'è qualcosa di più di una semplice coincidenza.
Per approfondimenti sull'Afghanistan e sull'Asia centrale: Giampaolo R. Capisani, I nuovi Khan. Popoli e stati nell'Asia centrale desovietizzata, BEM editore, Milano, 1997, (presso Shake tel. 02-58317306 o presso BEM tel. 02-43912191).
Giampaolo Capisani20-09-2001
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